Tempo Libero

La poesia è morta? No, ma i poeti oggi non esistono più

La poesia è sempre là dove deve stare, intendetemi. È sempre sul suo piedistallo, immortale, venerea, sublime. È il poeta che è venuto a mancare. Una bella poesia fa sempre il suo effetto, a chiunque la legga e ammesso che il lettore la sappia/possa capire. Ma la sacralità del poeta, il nome letto sui libri di scuola, è scomparsa. Meglio così: si eviterà prosopopaggini di chi ha vezzi di immortalità, gli si dirà: tu non sei nessuno, il tuo nome è dimenticato. Solo la tua poesia vive, sempre che qualcuno possa leggerla.
La poesia sarà dunque qualcosa di più di una canzonetta, ma non apparterrà più a un circolo di mostri sacri. Oggi più che mai è democratica, è di tutti. Tutti la possono leggere, e soprattutto tutti la possono scrivere. Nei forum su internet mi è capitato di vedere poesie da terza elementare a rime baciate con più like di opere di gran lunga più meritevoli pubblicate sullo stesso mezzo.
Allora direte, sì ma non è che manca la sacralità del poeta perché poeti si è tutti, ma piuttosto perché manca una critica, qualcuno che indirizzi verso tra tutte le poesie l’espressione più alta.
Forse è allora questo che manca? Una critica? Non c’è più nessuno che sappia  capire la poesia? Ma cos’è quindi la poesia? E cos’è la critica? È una domanda aperta.